ROBERT DOISNEAU-PÊCHEUR D’IMAGES

Robert Doisneau – Pescatore d’immagini

Settanta immagini in bianco e nero ripercorrono al Broletto di Pavia l’universo creativo di Robert Doisneau.

Le Baiser de l'Hôtel de Ville

Robert Doisneau, “Le Baiser de l’Hôtel de Ville”

Il fotografo francese Robert Doisneau (1912-1994) è considerato giustamente allo stesso livello – anche se lui declinò l’invito a farne parte – dei fotografi accreditati alla celebre Agenzia Magnum, come Robert Frank e Henri Cartier-Bresson, antesignani di un genere un po’ inflazionato ai nostri giorni, che viene annoverato con la definizione di “street photography”. Continua a leggere

OLIVIERO TOSCANI AL M.A.X. MUSEO DI CHIASSO

Oliviero Toscani – Immaginare.

Una mostra al m.a.x. museo di Chiasso si propone di comporre una sfaccettata immagine del controverso fotografo Oliviero Toscani, esponendo una congrua quantità di immagini prodotte dal personaggio nel corso di una carriera cinquantennale.

Oliviero Toscani

Oliviero Toscani, fotografo.

La sala del Cinema-Teatro di Chiasso è strapiena. «Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale / per vedere se la gente poi piange davvero». Con questa citazione da una canzone di Enzo Jannacci comincia l’atteso intervento di Oliviero Toscani per introdurre la mostra antologica che la città di confine gli ha dedicato. Continua a leggere

IL MITO DI GILLES VILLENEUVE ALLO SPAZIO OBERDAN

Una passione sfrenata per la velocità e per la competizione, non importa su che mezzo, nella sua breve stagione, Gilles Villeneuve ha conquistato i fan della F1 con il suo sorriso irresistibile, la tenace ostinazione e con un’audacia ai limiti della follia. Una mostra con 170 fotografie di Ercole Colombo e i testi di Giorgio Terruzzi allestita nei locali dello Spazio Oberdan ripercorre la vicenda di questo spericolato pilota.

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FERDINANDO SCIANNA, ISTANTI DI LUOGHI

Calabria, 1973. © Ferdinando Scianna/MagnumPhotos/Contrasto

Il fotografo è un opportunista pronto a catturare le immagini che si compongono di fronte al suo sguardo. Un fotografo cattura un po’ di tutto, del resto dipende anche da quello che gli capita, spesso in maniera del tutto casuale. Il caso implica anche che il fotografo, il fotoreporter, sia impegnato a coprire un certo evento e che, in quella sede, si trovi davanti qualcosa di totalmente diverso o, perlomeno, d’inaspettato. È frequente, a posteriori, che il fotografo poi “scremi” selezioni e raggruppi gli scatti secondo un’idea, secondo concetti o secondo “generi”. Gli capita così di scoprire prospettive e dettagli che non aveva notato precedentemente.  Continua a leggere

LaCHAPELLE – LOST+FOUND A VENEZIA

“LaChapelle – Lost+Found”. Casa dei Tre Oci, aprile-settembre 2017

Dopo Keith Haring (1958-1990) e  Jean-Michel Basquiat (1960-1988), David LaChapelle (1963) è il terzo degli artisti maledetti del newyorkese ventesimo secolo. Il fotografo. Quello che è sopravvissuto. Senza citare alcun nome, LaChapelle spiega di essersi interrogato sul mistero della vita e della morte. E della sopravvivenza. «Perché io no?» O, piuttosto, «Io quando?» Continua a leggere

VISITA ALL’EX-MANICOMIO DI VOLTERRA – 1.

 

I manicomi emanano un fascino misterioso, intriso di sofferenza, ingiustizia e, non di rado, sadismo. Prima che la legge 180 chiudesse questi luoghi di “contenzione” – una parola che esprime un significato più temibile rispetto al termine “reclusione” – qui, a far compagnia ai “matti”, ai malati reali, come schizzofrenici, paranoici e alienati in generale, venivano recluse tutte quelle persone che, per disabilità psichica congenita, per estroversione o per insofferenza a regole imposte da altri, esprimevano pensieri e comportamenti non aderenti alla “norma”.

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VISITA ALL’EX-MANICOMIO DI VOLTERRA – 2.

Ovviamente, tra tanti presunti matti, ce n’erano molti che soffrivano realmente di nervi fragili, psicosi o sindromi dissociative, che non incontravano un miglior destino. Così come, tra tanti psichiatri più matti dei loro pazienti, ce n’è stato qualcuno che ha veramente cercato di alleviare la sofferenza della malattia mentale, quando non puntato direttamente a un’utopica guarigione. Continua a leggere

VISITA ALL’EX-MANICOMIO DI VOLTERRA – 3

Quando la prefettura ordinò all’ospedale di ospitare anche quegli elementi che, avendo commesso un crimine, fossero stati riconosciuti incapaci d’intendere e di volere, si dovette provvedere a costruire un nuovo padiglione: Il Ferri. Inizialmente i ricoverati al Ferri erano lasciati a se stessi. Al mattino erano invitati a uscire nel giardino protetto da un’adeguata recinzione e gl’infermieri uscivano dalla struttura ed assumevano il ruolo di veri e propri secondini. Se i degenti mostravano di essere tranquilli, in qualsiasi attività volessero svolgere, erano lasciati in pace. Diversamente si interveniva con durezza. Continua a leggere

VISITA ALL’EX-MANICOMIO DI VOLTERRA – 4

 

Progressivamente, anche basandosi sugli esperimenti condotti nel manicomio di Volterra, finalizzati al reinserimento del malato di mente nella società, una parte degli psichiatri coordinata dallo psichiatra veneziano Franco Basaglia, s’impegnò nel compito di riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera, proponendo un superamento della logica manicomiale in favore di una rete di centri di igiene mentale distribuiti sul territorio. Continua a leggere