UN PERSIANO ALLA BIENNALE DI VENEZIA – 3

Padiglione Cina – curatore Qiu Zhijie – ContinuumGeneration by Generation

Nell’ambito dei padiglioni nazionali, “Continuum-Generation by Generation” è il tema proposto dal padiglione cinese per mettere in contrapposizione i concetti di “Bu Xiu” (immortalità) con “Bu Xi” (continuità).

Bisogna dire che, consultando il succinto ma molto denso pamphlet distribuito alla stampa dagli organizzatori, gli artisti cinesi convocati dal curatore hanno dimostrato un esemplare impegno, sia concettuale che in termini di manualità, nel mettere in pratica la continuità ideale tra i capolavori del passato e l’arte contemporanea cinese.

Ciò è molto apprezzabile, specialmente considerando che spesso, culture non occidentali, sviluppano manifestazioni di arte contemporanea aderenti a stilemi e a concetti che sono attribuibili all’arte contemporanea di tipica matrice occidentale.

«Se si semplifica il proprio lavoro perché preoccupati di non essere compresi, si perde il peso dell’opera così come il rispetto per gli altri.»

(Qiu Zhijie)

Purtroppo, il visitatore persiano rischia di attraversare lo spazio di questo padiglione denso di seduzioni sensoriali come un sonnambulo semi inconsapevole di quello che gli accade intorno, frastornato dai suoni e dagli stimoli visivi, spaesato, sprovvisto com’è degli strumenti che gli servono per decifrarli.

Si troverà così esterefatto ad ammirare la finezza del ricamo intitolato “Skeleton Fantasy Show” di Yao Huifen e il sofisticato significato che gli sta dietro; o la replica di uno stile assolutamente tradizionale in “Twelve Images of Water Surging” di Ma Yuan; o la vasta opera di intaglio e d’incisione su cuoio intitolata “The Heaven Of Nine Levels”, di Wu Jian’an; o le innumerevoli occasioni di collaborazione tra gli artisti nel creare opere a più mani ma sempre nel rispetto del reciproco stile.

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Cina – Memory and Contemporaneity

Curata da Davide Rampello, Gianfranco Maraniello, Wang Yamin e Sun Jianjiun, l’evento collaterale Memory and Contemporaneity traccia un ideale collegamento tra il passato artistico della Cina, simbolicamente rappresentato dall’enorme patrimonio di opere d’arte contenute nel quadrilatero della Città Proibita, e il presente, rappresentato da 52 opere di 17 artisti cinesi contemporanei.

Sfortunatamente, un’incendio sulla nave che le trasportava ha arrestato il viaggio verso Venezia di queste ultime opere al largo dello Sri Lanka. Il progetto dell’installazione ha dovuto subire pertanto un radicale cambiamento.

Lo spazio è dunque diviso in tre sezioni: un “Prologo” contenente riferimenti al patrimonio del passato; un “Dialogo”, in cui cinque designer contemporanei italiani – Aldo Citterio, Michele De Lucchi, Stefano Govannoni, Piero Lissoni e Ityalo Rota – interpretano la cultura cinese attraverso il design di un oggetto: una sedia, una lampada, una poltrona, una madia e un tavolo.

Lo spazio lasciato vuoto della terza sezione doveva contenere le opere bloccate nell’Oceano Indiano, preannunciate da diciassette corti filmati che ritraggono gli artisti al lavoro sulle loro opere ma sostituite fisicamente da un mero resoconto dell’accaduto e da una riflessione sull’ineluttabilità del caso.

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Macao – Wong Cheng Pou, “A Bonsai of My Dream”. Curatore: Ng Fong Chao
La mostra intitolata ‘A Bonsai of My Dream’ attinge dall’idea che gli intellettuali dell’antica Cina piantassero statue in miniatura in piccoli vasi per proiettare il perseguimento di una tranquilla vita contemplativa in una sorta di clausura e suggerisce una visione pessimistica rispetto agli inevitabili conflitti e alle contraddizioni della vita.

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Aotearoa-Nuova Zelanda – Emissaries, Lisa Reihana.
In Pursuit of Venus [infected]” è una riedizione cinematografica della tapezzeria Les Sauvages De La Mer Pacifique, 1804—1805, conosciuto anche come ‘Il viaggio del Capitano Cook’.

Duecento anni più tardi – e quasi 250 anni dopo il viaggio che li ha ispirati – Reihana si serve della tecnologia digitale del XXI secolo per riproporre, riconsiderandola, la scena, questa volta nalla prospettiva della gente del Pacifico.

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Italia – Padiglione Italia Il mondo magico, curatrice: Cecilia Alemani
Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo
Stridente contrasto tra la struttura traslucida, gonfiabile, posticcia e la materia in decomposizione depositata nei provvisori ambienti che disegnano il percorso. Il visitatore passa in rivista questi “cadaveri” composti di materiale organico a braccia spalancate a imitazione del corpo del Salvatore.
È il fattore devozionale/magico a riprodurre e a perpetuare l’esistenza di una materia di fatto labile e deperibile.

Giorgio Andreatta Calò, Senza titolo (La fine del mondo)
Nella penombra dell’edificio, l’artista divide lo spazio in due livelli: uno inferiore, da cui si accede, costituito da un’intelaiatura di tubi che sorreggono il livello superiore, in cui una superficie riflettente, restituendo l’immagine rovesciata della struttura del tetto, crea un tromp l’oeil. L’impressione del visitatore è di avere di fronte a una superficie concava che invaderebbe lo spazio sottostante, annullandolo (Vietato fotografare).

Adelita Husni-Bey, The reading/La seduta
Nell’installazione alcune sculture, varie parti del corpo in silicone, come membra prostetiche collegate tra loro con delle lunghe corde LED. creano una base di vene di luce a suggerire le connessioni tra i gesti delle mani, rappresentando le diverse voci, sia conflittuali sia di condivisione, che ci legano al futuro dell’utilizzo del suolo.

Un video mostra un gruppo di ragazzi con una cartomante che legge tarocchi, dove gli arcani sono sostituiti da carte che non appartengono alla tradizione, dieci “grandi arcani” che non fanno necessariamente riferimento a un evento in particolare ma possono parlare di situazioni similari, come ad esempio gli scontri in Val di Susa. I dieci tarocchi sono: La Fine Continua, La Vulnerabilità, La Terra, I Detriti, La Colonia, Estrazione, Minaccia Astratta, Valore, Simulazione e Minaccia Reale.

UN PERSIANO ALLA BIENNALE DI VENEZIA –1
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